Intervista a Lance Anderson, disegnatore del logo dei M.A.S.K.
a cura di Raven
Questa intervista a Lance Anderson è stata fatta nell’estate del 2006. Lance ha disegnato il logo, le scatole, e le linee principali di alcuni veicoli dei M.A.S.K., lavorando per una ditta a cui la Kenner, all’epoca, aveva appaltato la realizzazione della parte grafica dei giocattoli.

Grazie Lance per aver accettato l’invito del sito dei fan italiani dei M.A.S.K. a concederci quest’intervista. Puoi presentarti ai frequentatori del nostro sito e a tutti gli appassionati dei M.A.S.K.?
Certo. mi chiamo Lance Anderson e non ho lavorato direttamente per la Kenner Toys ma per un’azienda di package design che lavorava per quest’ultima. Infatti la Kenner era il nostro unico reale cliente. Quando cominciai nel 1983 alla Creddock Design Associates, il giocattolo su cui iniziai a lavorare fu Rose-Petal Place. Tutto fu fatto in collaborazione con Don Kirchener, artista eccellente che aveva già realizzato inizialmente l’opera che poi io terminai definendo il logo. Fu fatto tutto a mano, senza computers. In quella circostanza divenni davvero bravo a inserire/disegnare curve ed ellissi e cominciai a lavorare anche sul design delle scatole.
L’avventura dei M.A.S.K. comincia due anni più tardi, quando la nostra compagnia di design mise insieme anche i cataloghi per la Kenner e così io presi familiarità con il resto della compagnia e le diverse linee di giocattoli. I nostri maggiori contatti alla Kenner erano Bob Fox e Dave Reid, entrambi ragazzi di bell’aspetto con cui si lavorava bene. Don Craddock e sua moglie Dani erano i proprietari della Craddock Design e quando si trasferirono da Chicago a Charleston io iniziai a lavorare con loro.
A quell’epoca usavamo tantissimo la DHL per mandare roba avanti e indietro e Don viaggiava regolarmente per incontrare i vertici Kenner e mostrargli il nostro lavoro. Il grande successo che avemmo furono i MASK e i Silverhawks. Poi una linea meno popolare detta Mega Force e poche altre quali Fluppy Dogs e Battle Brawlers. Naturalmente ne creammo alcune che non andarono troppo lontano nella produzione, ma è tipico del mercato dei giocattoli: si cerca solo il grande successo.
Su MASK io feci il logo le linee di alcuni veicoli e tutte le illustrazioni, ma non riuscii a colorarle prima di arrivare alle ultime serie. Spendevo ore e ore sulle illustrazioni a ridisegnare bordi e rivedere gli ultimi dettagli per poi spedire il tutto a Cincinnati o Chicago e riaverlo spesso indietro colorato da uno degli illustratori del posto. Al contrario, su Silverhawks ho fatto tutto io - logo, rifiniture, colore finale - ho amato farlo; così come per i M.A.S.K..

(si ringrazia Rossella Rizzi per la traduzione della parte biografica dell’intervista)
Lance, da dove venne l’idea di MASK e VENOM e come si svilupparono durante il lavoro grafico?
Originariamente l’idea fu di usare dei veicoli fondamentalmente ordinari che potessero trasformarsi in macchine da guerra davvero inusuali e straordinarie. M.A.S.K. in questo senso era un ibrido tra i Transformers e i G.I. Joe, cercando di prendere il meglio da entrambi con un un nuovo tocco. Qualcuno dei Transformers presenteva degli espedienti talvolta stupidi - molti davano l’idea di trasformarsi tanto per il gusto di farlo - ma il concetto di base era davvero efficace, e lo è ancora. I Transformers continuano ad essere prodotti perché i fumetti li hanno mantenuti vivi attraverso gli anni e quando arriverà il loro film sul grande schermo sarà ancora un successo. Forse noi avremo bisogno anche per i M.A.S.K. di una nuova ondata di fumetti, perché penso che il progetto fosse migliore e più realistico dei Transformers. Dopotutto i giocattoli M.A.S.K. furono creati prima degli episodi animati e in questo modo gli animatori potevano lavorare su concetti già esistenti. Oggi un “live-action movie” o uno show televisivo sarebbe perfetto per rilanciarli. Allora, invece, tutto nacque a partire dal gennaio del 1984 quando cominciò a prendere forma l’idea di queste due squadre di avversari con comuni veicoli capaci di mutare forma, quella dei buoni guidata da Matt Trakker (allora Tracker) e chiamata in un primo momento P.N.A. (Peacefull Nation Alliance) e quella dei cattivi dal generale Miles Mayhem chiamata V.E.N.O.M. . Una piccola curiosità: originariamente l’acronimo stava per “Vicious, Evil, Nature Of Man”. Creai i due logo prima in bianco e nero e tutto il lavoro veniva svolto a mano, niente computer o roba simile e le versioni definitive non furono pronte prima di novembre. Non credo di aver più lavorato per tanto tempo su di un logo.
Le scatole dei MASK sono tra le più belle mai disegnate per una linea di giocattoli. Quante altre persone oltre a te lavorarono alla realizzazione delle scatole e con quali competenze?
Dopo aver definito i marchi dei due team cominciai a lavorare sulle confezioni dei giocattoli. Tutto ciò che veniva disegnato era spedito di corsa al quartier generale della Kenner a Cincinnati, nell’Ohio, dove c’erano molte persone coinvolte nel progetto che davano il loro parere su come muovere il logo un po’ più a sinistra o realizzare le figure delle scene d’azione impresse sul fronte delle scatole un po’ più larghe. Ma in definitiva le scatole così come le conosciamo vennero disegnate da me insieme a Don e Dani Craddock. Io feci le illustrazioni, elaborai i logo, come ho già detto, e realizzai anche la maggior parte delle linee guida per alcuni veicoli (Switchblade, Rhino, Condor, etc.) così come i fotomontaggi necessari per la stampa.
Puoi spiegare perché le scatole americane sono diverse da quelle europee?
La ragione principale è la violenza che io avevo ritratto su quelle americane. Venne considerata eccessiva per essere mostrata nei negozi di giocattoli europei e così la grafica dovette essere modificata o completamente rifatta. Io mi divertivo sul serio ad aggiungere la potenza di fuoco ai veicoli e nel mostrare le esplosioni che davano ai giocattoli maggiore vitalità. Sentivo che aggiungere questi dettagli significava incrementare l’eccitazione che i bambini avrebbero provato giocando con i giocattoli. I bambini non sono stupidi, loro sapevano sin dall’inizio che il concetto dei M.A.S.K. implicava una certa dose di violenza, e allora perché nascondere questo fatto nell’illustrazione e non mostrare il rispetto che essi meritano?
Puoi farci qualche esempio dei primi nomi scelti per i veicoli e i personaggi rispetto a quelli della versione definitiva?
Eccovi una lista:
| M.A.S.K. | |||
| Professione: | Veicolo/i: | Nome del Veicolo: | Nome del Personaggio: |
| Leader | Camaro
Semitruck |
The Camaleon
Trojan Horse Command Cruiser Wall Buster |
Matt Trakker
Duke Hunter Grant Noble |
| Meccanico | Pick-up Track | Battle Wagon
The Armadillo |
Howard Steers
Will Startt Jack Rally |
| Pilota Acrobatico | Jeep/ Anfibio | Duster Diver
The Frog |
Dusty Hayes
“Tug” Malone Dash Davis |
| Esperto d’armi | ATV Battledog | Battledog
Wardog |
Russel Mags
Cliff Archer Austin Ames |
| Progettista | Whirly Bike | Whirly Bike | Mike Avery;
Willie Geers “Chopper” McGee |
| Pilota | Helicopter/Jet | Switchblade | Marshall Ayer; Buddie Hawkes; Skye Masters |
| VENOM | |||
| Professione: | Veicolo/I | Nome del Veicolo: | Nome del personaggio: |
| Leader | Jet/Tank | Treadwing Terror
Condor Dreadwing |
Miles Mayhem |
| Interrogatore | Motocicletta corazzata | Idrociclo | Arlo Racks
Gus Braker Herman Rake |
| Esperto in tattiche | Turbo Tank | Turbo Tank | Randall Payne
Clay Stalker Sylvester “Sly” Wheller |
| Esperto d’armi | Bronco | Jackhammer | Mel Arson
Milt Dragger Nathan Hood |
Tu sai perché il giocattolo di “Shark” non fu mai prodotto? Nel cartone animato era uno dei mezzi più presenti…
Io posso solo ipotizzare perché non fu mai realizzato. Ci sono un paio di buone ragioni: in primo luogo il personaggio che lo guida è una donna e ovviamente c’era un maggiore interesse per i personaggi maschili in relazione al tipo di acquirenti. L’altro motivo fu che il concetto e l’attenzione sul prodotto M.A.S.K. diminuì sempre di più man mano che cresceva la pressione sullo scopo di vendere i giocattoli.

Tu hai detto che i giocattoli MASK sono una via di mezzo tra i Transformers e i GI.Joe. Avete preseso qualche idea anche dalle auto che comparivano nei film di James Bond?
Eravamo molto consapevoli della popolarità dei Transformers e dei GI.Joe, ma non ci fu nessuna influenza da parte loro sul mio lavoro. Io mi inspirai molto a “TSR Games”, “Dungeons and Dragons” e all’intero mondo del fantasy. Certo non posso parlare per altri coinvolti nel progetto e dire da cosa furono influenzati, ma io non ricordo nulla che facesse seriamente pensare a James Bond e ai vecoli che usava.
Come lavoravano i disegnatori per realizzare i veicoli?
I team che stabilivano le caratteristiche dell’idea di base e il giocattolo non erano disegnatori, ma ingegneri e specialisti nel tradurre un’idea in qualcosa di pratico e reale. Una cosa è venirsene fuori con un idea davvero accattivante e una cosa totalmente differente è trasformare un’idea in una cosa materialmente realizzabile. Dopo qualche tempo lo scambio di opinioni e di suggerimenti fu estremamente attivo e stimolante, così vidi parecchie delle trovate che avevo disegnato incorporate nella linea di giocattoli.
La Split Series” non sembra all’altezza delle altre. Per quale motivo?
Ho speso molto tempo e sforzo sulla serie “Split Second” ma la mia opinione personale è che la Kenner stava perdendo l’enfasi iniziale sui M.A.S.K.. “Silverhawks”, un altro progetto sul quale all’epoca stavo lavorando stava andando molto bene e mentre i M.A.S.K. andavano scemando, i “Silverhawkes” crescevano in popolarità.
Ci furono veicoli che fuorno disegnati ma mai prodotti?
Sì, ci fu un discreto numero di veicoli che furono progettati e di cui furono costruiti dei modelli che però non giunsero mai alla lavorazione vera e propria (penso che potrei inserire la sagoma di Shark nella categoria). Due veicoli che mi tornano in mente sono Ram up e Thunderball. Uno degli ultimi veri progetti M.A.S.K. fu “LaserCommand”, ma quello fu davvero prodotto e messo in vendita.

Tu e il tuo team grazie ai M.A.S.K. avete regalato ore di divertimento a centinania di migliaia di bambini. Ora quei bambini sono dei giovani che ricordano i M.A.S.K. come qualcosa di leggendario. Pensi mai a questo?
E’ veramente qualcosa che fa riflettere e che ancora è valido oggi, perché i bambini osservano costantemente gli adulti come modelli di ruolo e ciò crea un’influenza sulle loro vite. I reclami al tempo dei M.A.S.K. non furono generalmente negativi, sebbene le scatole europee furono ridisegnate per rimuovere le esplosioni e la potenza di fuoco che io avevo aggiunto con tanta cura nell’artwork. Io credo che i bambini abbiano bisogno di un mondo di fantasia che qualche volta può riflettere quello reale, ma su cui essi hanno un totale controllo. Un mondo in cui bene e male sono facilmente separabili.
Grazie Lance!
Grazie a voi.
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